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Il corpo di Giacometti
Il riferimento alla mostra “L’atelier d’Alberto Giacometti”
Poco fa sono stata a vedere la mostra “L’atelier d’Alberto Giacometti”
al centre pompidou a Parigi. Non era la prima volta che vedevo le
scultura di Giacometti, ma questa mostra mi ha cambiato completamente
la concezione dell’opera di Giacometti. La scultura di Giacometti non
era semplicemente curiosa. Pensavo che fosse piacevole vedere le sue
opere, invece appena sono entrata alla mostra mi è venuta la nausea per
angoscia. Ho intuito qualcosa di perversa e di crudele nei suoi lavori.
Mi allarmava l’aria inquieta e il silenzio nella mostra mi ha gelato il
sangue. Com’è possibile le opere di Giacometti sembrano così demoniache?
Giacometti accumula la carne schiacciandola alle ossa, ma il corpo non
si ingrossa. E’ strano. Per fare più sottile sembra che lui aggiunga il
corpo invece di scolpirlo e ricavarlo.
E
questo corpo è molto pesante nonostante che sia sottile all’estremo. Si
sente il peso fisico del corpo. Possiede l’entità e la gravità, ma non
è il corpo felice. Evoca piuttosto disperazione. Il corpo non può
sostenere questo peso di disperazione, e sta per cadere giù secondo la
legge di gravità. Ma, non a caso, sta in piedi ancora.
E’ il corpo che non è più corposo. Ma non è il corpo di fantasma, è
sicuramente di essere umano. Pur tuttavia è il corpo insolito.
Stranamente mi sono ricordata della scultura greco romana, quella
luminosa e possente, piena di vita. Il corpo di Giacometti e di quello
greco romano sono due poli. Tutte e due sono pesanti. Una è pesante
perché è piena, invece l’altra per il suo vuoto malinconico.
Quando un essere umano va spogliato della virtù, della dignità, della
passione e della vitalità diventa un mucchio di carne.Giacometti ci
mostra che il corpo degli esseri umani è, in fondo, la carne.
L’ansia che provoca l’opera di Giacometti viene dal fatto che un essere
ridotto ad un mucchio di carne sta ancora in piedi. Non è morto. Qui è
cancellata la morta. La morta è rimandata. In questo senso la scultura
greco romana e quella di Giacometti, entrambi sono immortali.
Sembrerebbe impossibile non pensare alla concezione del corpo dopo la
guerra, che è studiato dai filosofi contemporanei. Ad esempio è
interessante ciò che scrive Giorgio Agamben nel “Quel che resta di Auschwitz”.
Agamben, ereditando la problematica di Michel Foucault e Hannah Arendt,
distingue due tipi di vita , bios e zoe. Bios è la vita sociale,
culturale e anche spirituale, invece zoe è il fatto di vivere,
semplicemente vivere come un essere vivente, cioè animale.
Qui è ancora più contrastante la differenza tra la scultura greco
romana e quella di Giacometti. Certamente quello greco romana tratta
della vita come bios, invece quella di Giacometti è più vicina alla
concezione di zoe.
Pensando a questa problematica di vita,
Giacometti avrà compreso o al meno intuito la sostanza e la natura del
corpo umano. E ce l’ha mostrata in modo il più diretto e convincente.
L’uomo si considera nobile d’animo, colto e dignitoso, cioè di umanità.
Non un essere semplicemente vivente. Ma Giacometti ci sfiora il dubbio;
veramente noi viviamo il nostro corpo? Non è che tutto senso di essere
umano scivola continuamente sulla superficie del corpo? E se lo
togliamo come un vestito, che ci rimane?
Il
corpo che rivela Giacometti è una verità oggigiorno soprattuto nel
mondo dopo Auschwitz. Auschwitz è dove la gente ha vissuto e anche ha
sopravvissuto un’esperienza corporea completamente nuova e anche
eccezionale nella storia. Lì il corpo di essere umano era semplicemente
delle materie, le ossa, la carne e la grossa. Il corpo senza senso.
Secondo Agamben ci si trovavano le persone tra la morta e la vita.
Erano incapaci di vivere la loro vita ma non erano morte
biologicamente. Stavano comunque in piedi e vagavano dentro il campo di
concentramento.
Oggi questo tipo di riflessione sul corpo non è nuovo. Body Art è un
tentativo di rivivere il nostro corpo. E’ un rifiuto dell’idea del
corpo come la semplice carne o come il contenitore, ma considerarlo
come un luogo di vita complessa. Certo che non possiamo ritornare al
corpo greco romano. Oggi il corpo è un luogo di dolore e di sesso e di
complessità.
Nonostante il tentativo forte e
efficace di Body Art, forse non abbiamo ancora superato il corpo di
Giacometti, perché quello che’è successo non si può cambiare. La storia
potrebbe cambiare ma il fatto no. La testimonianza di Giacometti ci ha
inciso una sorta di stigma e vive dentro di noi come il peso carnale.
Continua a suggerirci che cos’è il nostro corpo.
Il corpo pesa e ci tira giù secondo la legge di gravità. Ma oggi per
lo sviluppo di tecnologia e di medicina meravigliosa non è così certo
che possiamo morire quando cadiamo giù. E’ probabile che pur essendo
qualcosa di disumano, stiamo ancora in piedi.
Nella mostra esponevano anche i disegni. Adoro i disegni di scultori.
Mi è piaciuta molto una serie di disegno di Matisse. Giacometti ha
disegnato la testa di questo pittore in modo molto curioso. Non avevo
mai visto la faccia di Matisse che sembrava così fatale e funesto.
La testa disegnata di linee veloci e feroci. Queste linee fornivano le
ombre, non il contorno. Allora l’ombra ne toglieva il volume. Ma c’era
la forte presenza di Matisse. Era impressionante questa entità sospesa
nel vuoto di bianco della carta. E la cancellatura delle linee è che
creava la luce sulla faccia. Sembrava che Matisse sciogliesse
parzialmente nel vuoto.
Il suo modo di
concepire la testa in disegno indica anche il suo modo di fare la
scultura. La sua scultura non è fatta del volume ma fatta delle linee.
Quando sono uscita della mostra, mi sentivo esaurita e nello stesso
tempo molto eccitata. Ho avuto la sensazione di aver visto le cose che
probabilmente sarei stata più felice se non avessi visto.
Add comment 2007年12月1日
ジャコメッティと身体
ジャコメッティが気になって仕方がない。
興奮がなかなか醒めず、今日も朝からジャコメッティについて版画の先生相手に熱く語ってしまった。先生は朝からかなり元気なので相手をしてくれたけれど、他はみんな「朝っぱらからなんでこんなテンションやねん」という雰囲気だった。一人だけ興味を持ってくれた学生がいて展覧会の場所を聞いてきたので、「まだ当分はポンピドゥーセンターでやってるから、ぜひ!」と宣伝しておいた。
彼の彫刻について考えていて、ふと数年前に読んだジョルジョ・アガンベンの『アウシュヴィッツの残りのもの―アルシーヴと証人』を思い出した。アウシュヴィッツが直接的に関係あるとは思わないが、それでもなお彼の彫刻は戦争の前後の人間のあり方や人間の身体の問題と深く関わっている気がしてならない。
さらにこのセメスターは美学の授業がある。今回の美学の授業は古代ギリシャの美学を基盤にドイツや旧ソヴィエトの全体主義の時代における芸術を考察するというものなので、この授業の中で何かわかってくるような予感がする。全体主義の芸術が古代ギリシャの美学を直接的に継承するものであるならば、ジャコメッティの彫刻はまさにあのギリシャ彫刻の重厚で力に溢れる堂々とした彫刻に対するアンチテーゼとも見てとれるからだ。
それにしてもジャコメッティの作品は結構頻繁にいろんな美術館で見ていたゆえに軽視していたというか、細長い彫刻くらいに思っていたけれど、身体論として考えたとき、これは美術史上でもとても重要な彫刻家なのではないかという気がしてきた。
実際に展覧会を見ないことには、私の興奮はなかなか分かりにくいと思う。それでもあえて、ジャコメッティは大変な芸術家なのだということを声を大にして言いたい。今日もギャラリーでの作業中に相棒にひたすらそのことを喋っていたら、彼も「へぇ、ジャコメッティが?」と驚いていた。やっぱり多くの人が細長い彫刻の人くらいにしか思っていないのが現状だと思う。
美学研究者や哲学者の間ではジャコメッティの評価はどうなのだろうか。気になるところだ。確かサルトルがジャコメッティと交流があり、ジャコメッティについて本を書いていたはずだが。
また戦後の身体に関わる芸術の問題としてはボディ・アートもある。ボディ・アートは芸術を通じて身体を再び“生きよう”という試み、あるいは身体を肉ではなく問題を提起する場所として再び取り上げた芸術だ。ボディ・アートにおける身体は、物理的存在としての身体を含めて痛みや性などなどの様々な矛盾を抱える場所として現れる。だけどその矛盾に溢れた場は、絶望しかない空虚な肉の塊ではないのだ、ということを高らかに宣言しているようにも思える。
身体をめぐる芸術というテーマで、古代ギリシャの彫刻-ジャコメッティの彫刻-ボディ・アートと繋げてみるとなかなか面白そうではないか。
Add comment 2007年11月13日
ジャコメッティの怪
『ジャコメッティのアトリエ』という展覧会を見た。ジャコメッティの作品はこれまでも様々な美術館やら展覧会やらで目にすることはあったものの、まとめて一挙に見たのは初めてで、また彼のアトリエが展覧会のテーマというのもあって大変興味深かった。
正直、見ていて背筋が凍る思いがした。こんなにもジャコメッティの作品が不気味なものだとは今まで気付かなかった。彼のアトリエの資料などをまとめて見ていく中で、あまりのショックに吐き気を催すほどで、見終わった頃には軽く眩暈さえ覚えた。ここから逃げ出さねば!見終わったときに一番に考えたことだ。
ジャコメッティの彫刻は気持ち悪い。ずっと見ていると鬱になる。
絶望の重さに耐え切れない。だから肉体は重力に沿って下へ落ちていく。溶け出すように下へ、下へと。
肉体でない肉体。あの細長い身体は肉体の記憶の充満した肉の塊だったのだ。重く暗く、憂鬱な肉の塊。
色がない。色、血の色、生きている色、光がない。それは光が創り出す影ではなく陰のみからなる闇に属するものだからだ。肉体が光を失ったとき、それはジャコメッティの作るような灰色の土の塊となる。絵にもそれが現れている。全く色がないのだ。灰色であって灰色でない。ある意味でマンゾーニ以上にアクロームだという印象を受けた。
こんなにある彫刻に対して恐怖を覚えたのは初めてだ。怖い。あんな絶望の塊に、とてもじゃないけれど正気で目を向けてはいられない。
アトリエは作家をよく映し出す。ジャコメッティのアトリエは色のない汚い土くれに溢れた地獄のような場所だった。荒れ果てたアトリエといえば、いつもフランシス・ベーコンのアトリエを思い出す。ベーコンのアトリエは写真と映画でしか見たことがないが強烈だ。
実際、絶望した肉体という点ではベーコンと共通する点がある気がする。だけど決定的な違いは、ベーコンには肉欲があることだ。エロスに満ちている。絶望しきっているにも関わらず臭くて汚い欲望に満ちているのがベーコンだ。そして欲望が消え、肉体の余り、残りもの、残滓(residuo)のみになったのがジャコメッティだという気がする。
そのアトリエはどこかしらモランディの僧侶の住居のような閑散としたむなしさが漂っていた。モランディの殺伐とした感じとベーコンの混沌を合わせたような・・・ 最悪だ!
ジャコメッティについてはあまり考えたことがなかったけれど、この展覧会で彼の印象は私の中で決定的になった。とんでもない芸術家だ。ジャコメッティの彫刻は単に良いとか面白いとか、軽々しく口にできるようなものではない。あんなのが家にあったら夜もおちおち眠れないだろう。
その中でもジャコメッティによるマティスのデッサンは特に素晴らしかった。やはり彫刻家のデッサンというのはいつでも魅力的だ。勿論、呪いの刻印がマティスのデッサンにもはっきり現れていた。一部消された線。漠と広がる白い空間。そこに浮かんだ皺だらけの顔をかたどる線。顔なのか顔の記憶なのか、そのギリギリにある線だ。
アルベルト・ジャコメッティ・・・
余談だが、BBC制作のベーコンの映画『愛の悪魔~フランシス・ベイコンの歪んだ肖像~』はお薦め。先にも書いたように彼のアトリエの風景がよく分かる。特にベーコンが絵を描くシーンは息も詰まるほどの緊張と迫力で素晴らしい。
2 comments 2007年11月13日


